Zaia, Referendum: “Una battaglia vinta da tutti i veneti”

Il Governatore traccia un bilancio, anticipa le mosse future e chiarisce che non intende candidarsi alle prossime politiche

Il referendum sull’autonomia del Veneto dello scorso ottobre è stato un autentico successo per i promotori, primo fra tutti il presidente della Regione, Luca Zaia. A lui, abbiamo rivolto alcune domande, per fare il punto sulla situazione e sui prossimi sviluppi. Governatore, cosa proponeva il referendum? “Il referendum sull’autonomia del Veneto del 22 ottobre 2017 è la madre di tutte le battaglie. Ed è la battaglia di tutti i veneti, di oggi e di domani. Un’occasione storica far capire una volta per tutte a Roma che facciamo sul serio. Il quesito stabilito dalla Corte costituzionale nella sentenza 118/2015 e previsto dalla legge regionale 15/2014 sarà formulato in modo molto semplice: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?” Il referendum si propone di ribaltare uno status quo generale che si protrae da troppo tempo. Da anni, infatti, il governo centrale penalizza regioni virtuose del Nord con leggi invasive e irrazionali, mentre resta assente in molte regioni del Sud, incapaci di gestire fondi comunitari, illegalità, risorse straordinarie, fondi sanitari, ecc… Diminuire lo statalismo nel Nord del Paese semplificherebbe il sistema, permetterebbe un ulteriore sviluppo di realtà già ben avviate ed eliminare una burocrazia statale che da troppi anni ci soffoca. Con l’ampliamento delle competenze e delle risorse regionali previste dall’articolo 116 del Titolo V della Costituzione, vogliamo ottenere un’autonomia paragonabile a quella delle Province Autonome di Trento e Bolzano, in modo da trattenere tutte le risorse nel nostro territorio. Con l’autonomia, tuttavia, non vogliamo certo smettere di aiutare l’Italia. Ogni anno diamo al Paese l’11,4% del nostro valore aggiunto e siamo al terzo posto nella classifica con un residuo fiscale pari a 15,4 miliardi di euro ogni anno. Sono pronto a continuare ad aiutare tutti, ma non di certo chi non si rimbocca le maniche e non si dà da fare per migliorare la situazione. In Italia attualmente si spreca tantissimo, 30 miliardi l’anno, un terzo degli interessi sul debito pubblico. Chi vuole continuare a sprecare lo può continuare a fare, ma con i suoi soldi, e non con quelli dei veneti”. Il 22 ottobre è una data simbolo: si è andati al voto esattamente 151 anni dopo il plebiscito con cui il Veneto fu annesso al Regno d’Italia. E’ stata scelta per questa ragione? “Certamente. Il 22 ottobre è una data storica per il Veneto. Il 21 e il 22 ottobre 1866, infatti, venne ufficialmente convocato il plebiscito per sancire l’annessione di Venezia, delle province venete e di quella di Mantova al Regno d’Italia, territori ceduti alla Francia dall’Impero austriaco a seguito dell’esito della terza guerra di indipendenza. Mi auguro che il referendum del 22 ottobre possa trasformarsi nella risposta corale dei veneti a quel plebiscito del 1866 e che il Veneto intero voti compatto, dichiarando, anzitutto e soprattutto, la propria autonomia e la sua storica e genetica voglia di autodeterminazione. I veneti rivendicano di essere gli attori del proprio destino, sancendo così il fallimento dello Stato nazionale. Alla consultazione del 22 ottobre il popolo veneto, dunque, tornerà protagonista nelle scelte della comunità. Si aspettava una partecipazione superiore al 50 per cento e una larga maggioranza di cittadini favorevoli a una maggiore autonomia? “Quello che mi auguravo è che tutti i veneti il 22 ottobre andassero a votare. Questo non è il referendum di Zaia, dei leghisti, ma di tutti i veneti, di qualsiasi partito, di qualsiasi età. In giro c’è sicuramente fermento. Vedo tantissime iniziative autogestite anche da chi non si è mai impegnato in politica prima d’ora. Dopotutto è un appuntamento storico, più unico che raro. I veneti ricorderanno per tutta la loro vita di aver votato per la prima volta per l’autonomia della propria regione. Sia giovani, che anziani sono estremamente consapevoli della posta in gioco. Slogan, video, magliette, assemblee. Il mio desiderio era che tutto questo si trasformasse in una partecipazione straordinaria. E così è stato”. A questo punto, cosa cambia per un cittadino veneto? “Di certo, dal 23 ottobre non abbiamo avuto l’autonomia in automatico. Questo l’ho ripetuto tantissime volte e continuo a ripeterlo. Molti credono che l’autonomia sia come un juke-box: basta inserire la moneta e parte il disco. Non è così. Tuttavia, siamo già andati a Roma a chiedere tutte le competenze e le risorse necessarie a finanziarle che ci spettano secondo l’articolo 116 della Costituzione. Il referendum è solo il punto di partenza di una trattativa che si annuncia durissima, ma noi non ci arrenderemo. È nel nostro dna. Al tavolo delle trattative chiediamo tutte le 23 competenze previste, ciò che ci porterebbe a essere come il Trentino-Alto Adige. L’ottenimento dell’autonomia ci permetterebbe di raggiungere il modello delle regioni a statuto speciale e di ridurre il gap di risorse ormai non più giustificabile. Se questo avvenisse, infatti, il Veneto potrebbe finalmente usufruire di 19.9 miliardi di disponibilità finanziarie in più ogni anno. Un’ultima domanda, presidente: c’è qualche possibilità di vederla al Governo o, magari, alla presidenza del Consiglio, alle prossime elezioni politiche del 2018? “Come ho sempre detto, sono stato eletto dai veneti sulla base di un programma che intendo completare. I cittadini hanno riposto in me una straordinaria fiducia, non ne posso tradire le aspettative. Il mio posto è qui, a servire il Veneto e i veneti, fino all’ultimo giorno della legislatura”.

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