Sanremo: La Rappresentante di Lista, siamo gli alieni del festival

Una queer pop band al festival di Sanremo. Queer, ovvero insolita, strana.

Ci tiene La Rappresentante di Lista a questa definizione, che incasella senza farlo. “E’ sempre stato complicato per noi capire dove collocarci musicalmente – raccontano Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, cantante toscana lei polistrumentista siciliano lui, l’anima del gruppo che hanno fondato nel 2011 dopo essersi incontrati durante l’allestimento di uno spettacolo teatrale -. Non facciamo rap, trap o cantautorato classico. Il termine queer parla più di fluidità, e in questo senso l’etichetta la accettiamo”. Un mondo musicale che è fatto di immagini, di teatralità, di scrittura visionaria, di sonorità elettroniche e che ora arriva all’Ariston con il brano Amare, prodotto da Dardust (uno dei cinque brani in gara che portano la firma del produttore).

Anzi, torna, dopo essere stato ospite di Rancore lo scorso anno nella serata dei duetti (e dopo aver calcato anche il palco del Concertone del Primo Maggio a San Giovanni). “Siamo un po’ gli alieni del festival, ma ci piace questa sensazione”, dice Veronica, citando Alieno, il brano appena rilasciato, tratto da My Mamma, quarto lavoro di studio della band in uscita il 5 marzo. Quello che vogliono fare “è portare uno sguardo e un lessico diverso, ci piacerà incuriosire, dimostrare che esiste altro rispetto a ciò che offrono radio e tv. Con l’ingenuità di un bambino, quando approccia mondi insoliti”.

Insieme a Veronia e Dario, sul palco ci sarà anche il resto della band: Marta Cannuscio ed Erika Lucchesi, e il venerdì Enrico Lupi e Roberto Calabrese per la serata delle cover. La scelta per LRDL è caduta su Splendido Splendente di Donatella Rettore, con la quale sentono di avere moltissime affinità.

“La poliedricità, la teatralità. Ed è il modo per far vedere una delle nostre mille facce. Quella sorridente. Perché, citando il poeta siciliano Nino Gennaro, ‘o si è felici o si è complici’, e noi non vogliamo soccombere allo spaesamento”. Dario e Veronica il teatro lo hanno disegnato sulle ossa, vengono da quel mondo e a quel mondo appartengono e per questo non possono non schierarsi dalla parte di chi è fermo da un anno, “ed è stato messo da parte”. “La cultura è cura, non certo contagio. Chi governa dovrebbe tener conto che attraverso l’arte si riesce a elaborare la crisi, non solo economica, ma anche psicologica. Musica, cinema, teatro sono chiavi di lettura per comprendere e trasformare il dolore”.

Il disco che rilasceranno proprio nella settimana del festival porta con sé, nei testi, proprio un certo spaesamento, un malessere personale che ritorna come un filo rosso tra i brani, nei quali le chitarre elettriche si sposano con gli archi e il barocco incontra il synth anni Novanta. “Potremmo definirlo Zeitgeist, lo spirito del tempo che viviamo in questo periodo – sottolinea Dario -. Ed è stato il punto di partenza, in particolare quando abbiamo dovuto annullare per la seconda volta il nostro tour per la pandemia. Un artista, però, deve non solo leggere il presente, ma offrire anche delle possibili visioni. Lo spaesamento c’è, ma in qualche modo è preso in braccio dalla collettività”. Perché My Mamma parla di crescita, di silenzi, di riflessioni sulla vita e sulla morte, di pagine bianche che vengono riempite e in cui, ognuno che ascolta, può leggere ciò che vuole. “Una volta pubblicate le canzoni non sono più nostre, diventano di chi le ascolta e di chi può trovarci significati che non avevamo immaginato”.

Fonte e foto Ansa.

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